Fresatura dell'asfalto: come funziona e come si recupera il fresato
La fresatura dell’asfalto è la rimozione controllata dello strato superficiale di una pavimentazione ammalorata, eseguita con una fresatrice a freddo prima di stendere il nuovo conglomerato bituminoso.
Chi gestisce cantieri di manutenzione stradale lo sa: la scelta di quanto asportare e come trattare il materiale rimosso incide sui tempi, sui costi e sulla durata dell’intervento. Vediamo come funziona la macchina, fino a che profondità si scava e cosa succede al fresato una volta caricato sull’autocarro.
Come lavora la fresatrice a freddo e fino a quale profondità si scarifica
La scarificazione dell’asfalto viene condotta con macchine fresatrici (o scarificatrici) dotate di un corpo cilindrico rotante con utensili da taglio e di un nastro trasportatore. Il tamburo sgretola lo strato di conglomerato, mentre il nastro raccoglie subito il materiale asportato e lo carica sugli automezzi da trasporto che avanzano in coordinamento con la macchina. Si parla di lavorazione “a freddo” perché non prevede il riscaldamento della pavimentazione: si agisce meccanicamente sul manto così com’è, senza il ciclo termico tipico degli impianti a caldo.
La profondità della fresatura non è un valore fisso, ma dipende dagli strati che occorre demolire. Quando il degrado è solo superficiale si asporta il solo strato di usura, per uno spessore intorno ai 4 cm. Se la fessurazione è più profonda e interessa anche il collegamento, si fresano sia lo strato usurato che il binder, con spessori dell’ordine di 4 cm per ciascuno strato. Nei casi più gravi, con decadimento dell’intero pacchetto in conglomerato bituminoso, la demolizione può arrivare a circa 12 cm prima del rifacimento completo.
La squadra minima per questa fase è composta da un addetto alla fresatrice, un operatore a terra che coordina il carico del camion e l’autista del mezzo di trasporto. Alla fresatura segue la raccolta del fresato residuo, cioè di tutto il materiale che il tamburo non ha caricato direttamente: si esegue con spazzatrici meccaniche dotate di piastre rotanti e sistema di aspirazione, oppure a mano con scope e pale quando la superficie è ridotta.
Fresatura selettiva degli strati e recupero del materiale
La decisione di quali strati fresare dipende da una serie di fattori progettuali. Si parte dall’analisi dei dissesti della pavimentazione: un rilievo visivo del degrado permette di distinguere i difetti puramente superficiali da quelli strutturali e di calibrare l’intervento. Questa fresatura selettiva evita di demolire più del necessario e concentra la spesa dove serve davvero.
Il tipo di fresatura influisce sulla pezzatura del granulato prodotto: una fresatura fine restituisce un fresato più regolare e omogeneo, condizione utile quando lo si vuole reimpiegare in nuove miscele bituminose.
Il materiale raccolto, chiamato fresato d’asfalto, è classificato con il codice CER 17 03 02 come rifiuto speciale non pericoloso, salvo contaminazioni specifiche. Da qui le tre destinazioni possibili: lo smaltimento in discarica, la rigenerazione oppure il conferimento in azienda per essere riutilizzato, in occasione di scavi successivi, come materiale di riempimento. La strada preferibile resta il recupero, perché il fresato conserva buone proprietà meccaniche e soprattutto bitume ossidato e diventa una risorsa anziché un costo. Reimmesso nei cicli produttivi come RAP (Reclaimed Asphalt Pavement), alimenta nuove miscele e riduce il prelievo di inerti e bitume vergini.
Riutilizzare grandi quantità di granulato è possibile con i prodotti Fusion srl.
Il bitume contenuto nel fresato può essere riattivato con il calore e con additivi rigeneranti, recuperando lavorabilità e prestazioni vicine a quelle del conglomerato vergine.
È qui che intervengono le soluzioni Fusion srl. L’additivo rigenerante Ri Fusion permette di aumentare la percentuale di RAP nelle miscele, riducendo il consumo di bitume vergine e le emissioni di CO₂. Per il riciclo a freddo, dove i CAM Strade chiedono quote elevate di granulato, Eco Fusion consente di raggiungere gli obiettivi di circolarità mantenendo le prestazioni richieste in cantiere.
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