Come si ricicla l'asfalto: dal fresato al granulato di conglomerato bituminoso

Riciclare l’asfalto significa recuperare il vecchio manto stradale rimosso durante la fresatura e reintrodurlo nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso. Il materiale che si ottiene da questa rimozione si chiama fresato d’asfalto e contiene già gli stessi costituenti dell’asfalto originale: bitume e aggregati lapidei. È questa la ragione per cui il fresato è riciclabile al 100%, motivo per cui viene considerata una delle materie prime seconde più preziose del settore stradale.

Oggi in Italia una strada su tre viene costruita o manutenuta con asfalto riciclato. Secondo i dati diffusi da SITEB ad Asphaltica World 2025, il Paese recupera circa il 60% del fresato prodotto, al terzo posto in Europa dopo Belgio e Germania e alla pari con la Spagna. Il riciclo dell’asfalto è quindi una pratica già diffusa, ma con un margine di crescita ancora ampio.

Capire la differenza serve a parlare correttamente di pavimentazioni stradali, di lavori pubblici e anche di quello che si respira quando passa il rullo compressore.

Dal manto rimosso al granulato: come funziona il riciclaggio dell’asfalto

Quando una pavimentazione va rifatta, la fresatrice asporta gli strati “ammalorati” e li carica direttamente sui mezzi di trasporto. Il materiale di risulta, il fresato, arriva poi in un impianto dove viene caratterizzato, vagliato e, dove serve, frantumato per ottenere pezzature regolari.

A questo punto il fresato può seguire due strade:

  • reimpiegato nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso a caldo, dato che sostituisce una parte degli aggregati vergini e del bitume nuovo;
  • riutilizzato in cantiere, per esempio nei sottofondi, nei riempimenti o nei conglomerati a freddo, dove recupera comunque valore (evitando la discarica).

A livello di convenienza del riutilizzo, SITEB ha calcolato che l’impiego del 30% di fresato sui circa 35 milioni di tonnellate di conglomerato prodotte in un anno ha evitato l’uso di circa 10 milioni di tonnellate di inerti e oltre 420 mila tonnellate di bitume vergine, per un valore di circa 440 milioni di euro. Portando la quota media dal 30% al 50%, il risparmio potrebbe arrivare a 17,5 milioni di tonnellate di inerti e 700 mila tonnellate di bitume all’anno.

 

Quando il fresato cessa di essere rifiuto: il decreto End of Waste

Il fresato d’asfalto nasce come rifiuto, ma può perdere questa qualifica. Lo stabilisce il D.M. 28 marzo 2018 n. 69, noto come decreto End of Waste del fresato, che attua l’articolo 184-ter del Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006). Quando il conglomerato rimosso viene trattato secondo le condizioni previste, smette di essere rifiuto e prende il nome di granulato di conglomerato bituminoso, un prodotto utilizzabile a tutti gli effetti nelle nuove miscele.

La norma tecnica di settore (il fresato è definito dalla UNI EN 13108-8) ammette l’impiego di una quota di granulato fino al 30% nella produzione di conglomerato a caldo. Oggi questo è anche il limite pratico per buona parte degli impianti italiani; la ragione, spiega SITEB, è l’età media dei macchinari: molte centrali hanno più di vent’anni e non sono attrezzate per dosare percentuali di riciclato più alte tenendo costanti i parametri della miscela. Con il rinnovo del parco impianti, la quota media potrebbe salire verso il 50%.

Resta poi il nodo del fresato non valorizzato: circa il 40% del materiale prodotto ogni anno (intorno ai 7 milioni di tonnellate) non rientra ancora nel ciclo chiuso, restando in deposito in attesa di impiego; è qui che si concentra il potenziale di crescita del riciclaggio dell’asfalto in Italia.

 

Rigenerare il bitume ossidato per riusare il fresato senza perdere prestazioni

C’è un motivo tecnico per cui non si può semplicemente versare tutto il vecchio asfalto in una nuova miscela. Il bitume contenuto nel fresato ha già lavorato per anni sotto il traffico, il sole e gli sbalzi termici, e nel frattempo si è ossidato: è diventato più rigido e fragile. Alzando la percentuale di granulato senza correggere questo invecchiamento, la miscela finale rischia di fessurarsi prima del previsto.

La soluzione è la rigenerazione del bitume, cioè il suo ringiovanimento: si interviene con additivi rigeneranti che restituiscono al legante invecchiato la lavorabilità e l’elasticità che aveva da nuovo. In questo modo è possibile aumentare la quota di fresato mantenendo le prestazioni meccaniche, sia nelle miscele a caldo sia nella rigenerazione a freddo del granulato.

 

Rigenerare il fresato con Ri Fusion

Per agire proprio su questo punto, Fusion srl ha sviluppato Ri Fusion, un additivo di origine vegetale e privo di solventi pensato per rigenerare il bitume ossidato presente nel granulato.

Se gestisci un impianto di rigenerazione del conglomerato bituminoso e vuoi aumentare la quota di fresato senza rinunciare alla qualità, Ri Fusion e la gamma di additivi di Fusion srl sono il punto da cui partire: contattaci per valutare insieme la soluzione adatta al tuo mix design.