Asfalto modificato e asfalto gommato: cosa cambia rispetto al bitume tradizionale

La qualità di una strada si percepisce da fattori quali il rumore che arriva nell’abitacolo, dalla regolarità del manto, dalla capacità dell’asfalto di resistere al traffico, al caldo, alla pioggia e al passare del tempo.

Negli ultimi anni, la considerazione di questi aspetti ha portato una maggiore attenzione verso soluzioni più evolute rispetto ai conglomerati tradizionali. Tra queste rientrano l’asfalto modificato e l’asfalto gommato, materiali pensati per migliorare le prestazioni della pavimentazione e, in alcuni casi, valorizzare anche componenti riciclati come il polverino di gomma da PFU.

Nelle prossime righe vedremo nel dettaglio cosa sono questi due tipi di asfalto e il ruolo degli additivi di Fusion srl nella realizzazione delle pavimentazioni stradali moderne.

Cos’è il conglomerato bituminoso modificato

Con asfalto modificato si indica un conglomerato bituminoso modificato progettato per avere caratteristiche diverse rispetto a una miscela standard

Vi possono essere conglomerati bituminosi modificati e conglomerati bituminosi a bitume modificato.

Questi ultimi partono dall’utilizzo di un bitume modificato, materiale legante che ha delle caratteristiche diverse da quelle tradizionalmente utilizzati, come ad esempio i bitumi Hard; Mentre nel conglomerato bituminoso modificato la differenza sta negli elementi aggiunti per adattare il comportamento della pavimentazione alle condizioni di utilizzo: come polimeri o  additivi per asfalto.

Gli additivi per asfalto possono essere di origine chimica o vegetale e servono a intervenire sulle caratteristiche del legante bituminoso. In base alla funzione richiesta, possono aiutare la lavorabilità della miscela, la resistenza alle deformazioni, l’adesione tra bitume e aggregati, la rigenerazione del bitume ossidato nel fresato oppure la produzione a temperature più basse.

Il bitume modificato viene quindi scelto quando la pavimentazione deve affrontare sollecitazioni specifiche: traffico intenso, cicli caldo-freddo, umidità, posa in condizioni non ideali o necessità di integrare materiali di recupero. Rispetto al bitume tradizionale, la modifica rappresenta una scelta di progetto che incide sulla vita utile della strada, sulla frequenza degli interventi manutentivi e sulla qualità della posa.

Questa logica vale anche per gli asfalti sostenibili. Una miscela può ridurre il ricorso a materie prime vergini, valorizzare il fresato o abbassare le temperature di produzione, ma deve mantenere prestazioni tecniche coerenti con l’uso previsto.

 

Cos’è l’asfalto gommato

Il conglomerato bituminoso gommato è una particolare tipologia di asfalto modificato che utilizza gomma riciclata da PFU (Pneumatico Fuori Uso). Il materiale viene ottenuto dal trattamento degli pneumatici fuori uso: dopo la separazione di acciaio e fibre tessili, la frazione in gomma può diventare granulato o polverino.

La gomma può essere utilizzata in due metodi principali:

  1. metodo wet: la gomma da PFU viene miscelata al bitume di base per ottenere un legante ad alte prestazioni, poi usato nella produzione dell’asfalto;
  2. metodo dry: il polverino viene dosato direttamente nel mescolatore dell’impianto insieme ad aggregati e bitume, probabilmente questo è il metodo più utilizzato;

La produzione invece in warm mix avviene normalmente con asfalti contenenti gomma riciclata prodotti e stesi a temperature inferiori rispetto alle miscele convenzionali con l’utilizzo degli additivi Warm in aggiunta.

Il vantaggio più riconoscibile riguarda il rumore. Secondo Ecopneus, le pavimentazioni con granuli o polverino possono ridurre il rumore da traffico da 3 a 5 dB, un dato rilevante per aree urbane, strade vicine ad abitazioni e interventi di risanamento acustico. Per questo si parla spesso di asfalto fonoassorbente, asfalto a bassa rumorosità o tappeti di usura a bassa emissione sonora.

L’asfalto gommato può contribuire anche alla durata della pavimentazione, poiché l’elasticità del legante modificato aumenta la resistenza a crepe e fessurazioni, con minori esigenze di manutenzione stradale nel tempo. La resistenza a buche e deformazioni incide poi sulla sicurezza di automobilisti e motociclisti.

 

Migliorare lavorabilità e prestazioni del bitume con gli additivi Fusion

Per passare dalla teoria alla posa serve una miscela gestibile in impianto, in trasporto e in cantiere. Qui entrano in gioco gli additivi Fusion, pensati per intervenire su lavorabilità, prestazioni del bitume e uso di materiali di recupero:

Ri Fusion è presentato da Fusion come un additivo naturale in grado di rigenerare il bitume ossidato presente nel granulato, sia nelle miscele a caldo sia in quelle a freddo. Questo aspetto è utile quando si vuole aumentare l’impiego di RAP, il fresato d’asfalto, mantenendo una miscela lavorabile e coerente con le prestazioni richieste;

Warm Fusion è un additivo vegetale per asfalti tiepidi. La sua funzione è consentire la produzione a temperature ridotte e dare più tempo per trasporto e posa; l’uso di questo additivo consente di ottenere minori consumi di combustibile, riduzione di CO₂ e vapori, e condizioni di lavoro più favorevoli per gli operatori;

Eco Fusion è invece destinato ai conglomerati bituminosi freddi ad alte prestazioni. L’obiettivo è mantenere la lavorabilità della miscela anche in condizioni climatiche variabili, superando alcuni vincoli tipici degli interventi di manutenzione a freddo.

Per valutare la soluzione più adatta al tuo impianto o al tuo intervento stradale, puoi contattare Fusion srl e richiedere un confronto tecnico sugli additivi per asfalto, sugli asfalti tiepidi e sulle miscele con materiali di recupero.