Asfalto, catrame, bitume: tutte le differenze

Nel parlato quotidiano termini come asfalto, catrame e bitume vengono usati come sinonimi. Il fatto è, tuttavia, che non lo sono: si tratta di tre materiali con origine, composizione e impieghi diversi, e con un profilo di rischio per la salute molto distante.

Capire la differenza serve a parlare correttamente di pavimentazioni stradali, di lavori pubblici e anche di quello che si respira quando passa il rullo compressore.

Cos’è il catrame

Il catrame è un liquido oleoso, denso, di colore scuro che si ottiene dalla distillazione distruttiva (pirolisi) del carbon fossile, in particolare del litantrace. Dal punto di vista chimico è un sistema colloidale composto da una grande quantità di sostanza organica e da una percentuale variabile di acqua, in genere fra il 2 e il 5%.

Esiste anche un catrame di legna, ottenuto per distillazione di legni resinosi come quelli di pino, usato storicamente come impermeabilizzante per le navi in legno. Quando si parla di catrame in relazione alle strade ci si riferisce però sempre al catrame minerale, quello da carbone.

Il punto che distingue il catrame dagli altri materiali della famiglia bituminosa è il profilo tossicologico. L’associazione di categoria SITEB lo dichiara senza giri di parole: catrame e bitume non sono la stessa cosa, e il catrame è etichettato come prodotto cancerogeno, mentre il bitume è classificato come sostanza non pericolosa e non richiede etichettatura di rischio. In Italia il catrame non è mai stato usato per costruire manti stradali, per una ragione semplice: a parte la Sardegna non ci sono giacimenti di carbone, e l’industria della distillazione del carbone non ha avuto qui lo sviluppo che ha avuto altrove. Le pavimentazioni italiane sono sempre state bituminose, e quindi riciclabili.

 

Cos’è il bitume

Il bitume è una miscela di idrocarburi che si ottiene per la maggior parte dalla raffinazione del petrolio greggio, anche se esistono bitumi naturali. I bitumi naturali si trovano in molti paesi (Canada, Trinidad, Venezuela, Messico, Cuba, Colorado fra gli altri) e a volte impregnano rocce sedimentarie come i calcari bituminosi siciliani: in quel caso si parla di asfalti naturali. I bitumi artificiali, o bitumi di petrolio, si ricavano dalla distillazione del greggio e oggi rappresentano la quasi totalità del bitume utilizzato nell’edilizia stradale.

Nella pavimentazione stradale il bitume funge da legante: tiene insieme gli aggregati lapidei (sabbie, ghiaie, pietrischi) e dà coesione alla miscela. È un materiale termoplastico, di colore da bruno a nero, con consistenza semisolida a temperatura ambiente. Per poterlo lavorare e miscelare con gli aggregati bisogna riscaldarlo a temperature alte, che possono arrivare fino a 180 °C. Durante il riscaldamento si liberano componenti organiche volatili che danno al bitume il suo odore caratteristico, spesso confuso con quello del catrame e percepito come pericoloso, anche se le emissioni del cantiere sono normate e i bitumi non rientrano fra le sostanze classificate come tossiche o cancerogene.

Una variante usata oggi è il bitume modificato, ottenuto facendo interagire bitume e polimero in impianti dedicati e in condizioni controllate. Rispetto al bitume tradizionale offre prestazioni più elevate sia in termini di resistenza che di durata: regge meglio le alte e le basse temperature, invecchia più lentamente e resiste meglio alla fatica dovuta al passaggio dei carichi pesanti.

 

Cos’è l’asfalto

Quando in cantiere si parla di asfalto, in Italia, si parla di conglomerato bituminoso. La differenza fra i due termini, nell’uso degli operatori, è nulla: SITEB lo formalizza con un’analogia chiara, “asfalto” sta a conglomerato bituminoso come “calcestruzzo” sta a conglomerato cementizio. Negli Stati Uniti il termine “asphalt” indica invece il bitume, e da qui nasce parte della confusione che si trova nei testi tradotti.

Il conglomerato bituminoso è una miscela di aggregati lapidei di diversa granulometria (sabbie, pietrischi, filler) tenuti insieme dal bitume come legante, eventualmente con additivi per asfalto; è il materiale che forma gli strati superficiali della pavimentazione stradale: quello su cui si cammina e si guida.

Le emissioni in atmosfera prodotte durante la produzione e la stesa del conglomerato bituminoso non sono cancerogene, tossiche o dannose, e sono regolate da specifiche normative nazionali, regionali e provinciali.

Esiste anche un asfalto naturale, in forma di roccia: si tratta di una roccia calcarea impregnata di bitume da cui storicamente si estraeva il bitume vero e proprio. In un asfalto naturale il carbonato di calcio costituisce in genere fra il 50% e il 90% della massa, mentre il bitume naturale si attesta fra il 7% e il 15%; il resto sono altri materiali minerali e sostanze volatili.

Va aggiunta una distinzione operativa importante: le tecniche di produzione e posa si dividono in “a caldo” e “a freddo”. Si parla di tecniche a caldo quando gli aggregati vengono preriscaldati prima della miscelazione; di tecniche a freddo quando gli aggregati restano a temperatura ambiente. Il conglomerato bituminoso a freddo come quello realizzato da Fusion è utile per interventi rapidi e per la manutenzione (per esempio il rappezzo di buche in inverno), ma non può ricevere la marcatura CE perché manca una specifica tecnica armonizzata di riferimento.

In merito a quest’ultima osservazione, Fusion si sta muovendo per far rientrare in marcatura CE Fusion Pro, poiché quest’ultimo segue il ciclo produttivo del conglomerato tradizionale (che viene obbligatoriamente marcato CE); con l’ente certificatore stiamo ultimando delle verifiche affinché questo possa essere marcato come primo conglomerato a freddo marcato CE in italia.




Altri materiali usati per la realizzazione di pavimentazioni stradali

Oltre al conglomerato bituminoso, nelle strade compaiono altri materiali con ruoli diversi.

Il calcestruzzo è il materiale alternativo principale: si usa per pavimentazioni rigide, soprattutto in contesti dove serve elevata portanza e lunga durata (gallerie, piazzali industriali, alcune autostrade). Costa di più alla posa rispetto al conglomerato bituminoso, ma può richiedere meno manutenzione nel tempo.

I pavimentati lapidei (porfido, basalto, granito) si usano in ambito urbano e storico, dove conta l’aspetto estetico oppure la necessità di conservare il carattere del centro storico. La posa è artigianale, i costi sono alti, ma la durata supera di gran lunga quella di un manto bituminoso.

Le miscele di stabilizzato e i misti cementati lavorano negli strati di fondazione: stanno sotto al conglomerato bituminoso e ne reggono il peso. Sono materiali granulari, talvolta legati a cemento, che costruiscono la base portante della strada.

Sul fronte della sostenibilità è centrale il granulato di conglomerato bituminoso, cioè il fresato d’asfalto che ha superato il trattamento End of Waste previsto dal DM 69/18. Una volta qualificato come granulato non è più un rifiuto ma un materiale riciclato da costruzione, che può essere depositato a cumulo come un aggregato qualunque e riutilizzato nella produzione di nuovo conglomerato. Sul bitume invecchiato presente in questo materiale di recupero agiscono additivi rigeneranti, che reintegrano in parte o totalmente le componenti chimico-fisiche perse con l’ossidazione e riportano le prestazioni vicine a quelle di un bitume di primo utilizzo.

 

Fusion srl: asfalto a freddo e additivi per asfalto

Fusion srl lavora sui due fronti che fanno la differenza nei cantieri di oggi: l’asfalto a freddo per gli interventi rapidi di manutenzione, dove non si può aspettare il riscaldamento degli aggregati, e gli additivi per asfalto, nelle versioni Warm Fusion (per asfalto a tiepido), Eco Fusion (per un asfalto più sostenibile) e Ri Fusion (ideale per il riutilizzo di granulato in impianto). Per richiedere informazioni, preventivi o assistenza tecnica sui prodotti, contattaci: siamo a tua disposizione per ogni necessità!