Cos'è un'isola di calore: caratteristiche, normative e possibili soluzioni

In meteorologia e climatologia, l’isola di calore è il fenomeno che determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane rispetto alle zone periferiche e rurali circostanti. Le città, con le loro superfici prevalentemente impermeabili, trattengono il calore solare per lunghi periodi, restituendolo lentamente (anche nelle ore notturne). Il risultato è uno squilibrio termico che si traduce in temperature più elevate, consumi energetici crescenti e ricadute dirette sulla salute della popolazione.

Cos’è un’isola di calore urbana

Un’isola di calore urbana si forma quando le temperature in una città risultano sensibilmente più alte rispetto alle aree non urbanizzate circostanti. La differenza può arrivare a 4-5°C durante il giorno, ma si accentua di notte, quando cemento e asfalto disperdono lentamente il calore accumulato nelle ore diurne.

Le cause si articolano in tre categorie:

  1. i fattori fisico/materici, che riguardano i materiali con cui è costruita la città: l’asfalto ha un albedo di appena 0,1 (riflette solo il 10% della radiazione solare incidente) e assorbe quasi tutta l’energia solare, rilasciandola lentamente come calore. Le pavimentazioni stradali possono costituire fino al 45% delle superfici urbane e nelle giornate più calde raggiungere 80°C;
  2. i fattori morfologici, che dipendono dalla forma della città: la densità edilizia riduce il fattore di vista del cielo, ossia la porzione di volta celeste visibile, limitando la capacità degli edifici di raffreddarsi per irraggiamento notturno; gli allineamenti continui dei fronti edilizi ostacolano poi la penetrazione del vento fino al 30% rispetto alle aree aperte;
  3. i fattori antropogenici, che includono le emissioni dei mezzi di trasporto, delle attività produttive e degli impianti di raffrescamento domestico, tutte fonti di immissione di ulteriore calore nell’atmosfera urbana.

Le conseguenze ricadono su più piani:

  • sul fronte della salute pubblica, le ondate di calore estive diventano più intense, con effetti in termini di mortalità soprattutto per anziani e persone con patologie croniche. Allo stesso tempo, l’aria calda favorisce la formazione di ozono troposferico e amplifica la concentrazione di polveri sottili;
  • a livello energetico, la domanda di elettricità per il raffrescamento cresce in modo considerevole, con ricadute anche sulle reti infrastrutturali e sulle colture agricole periurbane.

 

Le normative sulle isole di calore

Il quadro normativo italiano non dispone di una disciplina specifica sul fenomeno, ma si appoggia a un insieme di strumenti che agiscono su aspetti correlati, dalla gestione del verde alla prestazione energetica degli edifici.

La legge 14 gennaio 2013, n. 10 sullo sviluppo degli spazi verdi urbani ha promosso linee guida per il governo sostenibile del verde nelle città, indicando ai Comuni l’adozione di Piani del Verde come strumenti di pianificazione integrata. Il D.M. del 26 giugno 2015 sulle prestazioni energetiche degli edifici richiede, per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti, la verifica dell’efficacia di materiali ad alta riflettanza solare nelle coperture (cool roof) per contenere il surriscaldamento estivo. I CAM Edilizia (Criteri Ambientali Minimi), obbligatori negli appalti pubblici, promuovono soluzioni costruttive a basso impatto ambientale inclusi tetti e pareti vegetate, mentre la norma UNI 11235:2015 disciplina progettazione, esecuzione e manutenzione delle coperture a verde. Il Bonus Verde (legge 205/2017) consente infine la detrazione IRPEF per interventi di sistemazione a verde di aree esterne e coperture degli edifici.

Sul piano europeo, la Legge per il Ripristino della Natura impone agli Stati membri di garantire almeno il 10% di copertura arborea in ogni città entro il 2030. A livello locale, i regolamenti edilizi comunali rimangono lo strumento più diretto per integrare requisiti di mitigazione termica nella pianificazione del territorio.

 

Le soluzioni sulle pavimentazioni stradali per l’eliminazione delle isole di calore

Come anticipato, le pavimentazioni stradali costituiscono fino al 45% delle superfici di una città e rappresentano uno dei fattori più incisivi nella formazione delle isole di calore.

Sul fronte dei materiali, la sostituzione o il trattamento delle superfici asfaltate con prodotti ad albedo elevato (asfalto o cemento colorato, strati di bitume riflettente, calcestruzzo chiaro) riduce la quantità di energia solare immagazzinata e, di conseguenza, la temperatura superficiale.

Le pavimentazioni permeabili rappresentano un’altra strategia efficace: favoriscono l’infiltrazione naturale dell’acqua nel suolo e prolungano l’effetto di raffrescamento per evaporazione, riducendo sia il ruscellamento sia l’accumulo termico superficiale. In quest’ottica si inseriscono i giardini della pioggia, aree piantumate progettate per raccogliere le acque piovane e farle assorbire al terreno, e i parcheggi verdi con pavimentazioni erbacee, filari alberati e aree di bio-ritenzione che combinano permeabilità, ombreggiatura e riduzione dell’impermeabilizzazione.

Su scala urbana, limitare l’estensione complessiva delle superfici asfaltate, incentivare i parcheggi multi-livello per ridurre la superficie occupata a terra e installare pensiline ombreggianti sopra le aree di sosta sono interventi che riducono la quantità di superficie esposta alla radiazione solare diretta.

Nel 2025, nell’ambito del progetto europeo “Adattamento Climatico – L’Effetto Isola di Calore Urbana nella Città di Roma”, ENEA ha incluso tra le 25 soluzioni proposte anche le tramvie verdi, nelle quali lo spazio tra i binari viene trasformato in corridoi permeabili a vegetazione, e le pavimentazioni drenanti negli spazi pubblici.